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Isole Borromee – Sul Lago Maggiore

isole Borromee
L’arcipelago delle Isole Borromee è situato a metà del lago Maggiore, nell’area chiamata golfo Borromeo, che vede contrapposte Stresa e Pallanza.
Nel XIV secolo i Borromeo, i potenti signori locali, ma originari di Firenze, divennero proprietari delle isole e iniziarono così la loro trasformazione, con la conseguente creazione di palazzi e giardini, un patrimonio di una bellezza che lascia senza fiato. Tutt’ora la famiglia possiede ancora l’Isola Bella e l’Isola Madre, oltre a due scogli conosciuti come Castelli di Cannero, dove sono presenti le rovine di due fortificazioni medioevali. I tour che proponiamo per scoprire il golfo Borromeo

L’isola Bella

Isola Bella sul Lago Maggiore
Innegabilmente la più nota, capolavoro di ingegno umano incastonato come una gemma sullo specchio del lago.
Colpisce immediatamente lo splendido Palazzo Borromeo, ma subito la meraviglia del giardino all’italiana, posto su dieci terrazze degradanti verso la sponda del lago, tenta di offuscarne la bellezza; difficile dire cosa più emozioni il turista, probabilmente è l’insieme delle due opere, mirabilmente congiunte in un trionfo del Barocco, ad offrire suggestioni anche al visitatore più distratto. Palazzo e giardini vennero concepiti come un’unica entità di grande impatto scenografico: l’isola prese la forma di un immaginario vascello con la villa edificata nella parte più stretta a settentrione (ponte di prua) e il giardino nella parte più ampia della zona meridionale (ponte di poppa). Nella realizzazione di questa visione si succedono, dalla metà del Seicento fino a metà Ottocento, importanti architetti come Giovanni Angelo Crivelli, Filippo Gagnola, Carlo Fontana e, più in qua nei secoli, Giulio Galliori, Cosimo Morelli, Giuseppe Zanoia, Luigi Canonica. Dopo secoli di lavoro il Principe Vitaliano X Borromeo Arese (1892-1982) terminerà il Palazzo con la costruzione del Salone Grande (1948-1952), della facciata settentrionale e del grande molo all’estremità superiore dell’isola (1948-1958).

L’isola Madre

Isola madre sul golfo borromeo
La più grande delle isole Borromee. Un immenso giardino botanico galleggiante
Migliaia di varietà di piante riescono a ricrearsi un proprio habitat in cui crescere rigogliosamente, creando curiosi accostamenti cromatici che lascerebbero stupefatto il più audace pittore. Passeggiando pigramente attraverso i viali del giardino, la mente corre veloce ai lontani paesi di provenienza di alcune varietà di piante e stupisce il vederle così bene ambientate. Tutto qui sembra muoversi con una cadenza lenta e leggera e solo il richiamo degli allegri pappagalli o l’ondeggiare maestoso dei pavoni che fanno la ruota distolgono il fortunato visitatore dalla pigra rilassatezza che il giardino gli infonde. Anticamente nominata Isola di San Vittore per la presenza di una cappella dedicata al Santo, è stata probabilmente la prima ad essere abitata. I primi lavori di trasformazione in luogo di residenza privata, furono realizzati dal Conte Lancillotto Borromeo agli inizi del secolo XVI. L’Isola vive negli ultimi decenni del ’500 un periodo di vivace attività edificatoria con Renato I Borromeo (allora ribattezzata Renata), ad opera di importanti architetti quali Pellegrino Tibaldi, il Crivelli e Filippo Cagnola. Alla fine del secolo XVIII il luogo aveva assunto l’aspetto che sostanzialmente conserva ancora oggi. L’ultima grande opera architettonica intrapresa fu la Cappella di famiglia, voluta a partire dal 1858 da Vitaliano IX ad opera dell’architetto Defendente Vannini.

L’isola Pescatori

Isola pescatori - La più piccola delle isole Borromee
E’ la più piccola, ma certo non la meno affascinante delle Isole Borromee
Accoglie il turista con i suoi vialetti antichi, i suoi tipici ristoranti, gli improvvisi scorci paesaggistici che si aprono repentinamente agli occhi ed altrettanto repentinamente mutano o scompaiono sconcertando e deliziando l’ospite che percorre gli stretti vicoli o le ripide scalinate in ciotoli. Vi sembrerà di essere riportati in un mondo antico, fatto di calma e gioia di vivere, di pescatori che riparano le reti.